Messaggi

Una donna, in seguito alla morte improvvisa di un collega del quale nel tempo aveva preso a fidarsi molto e a cui chiedeva continui consigli lavorativi, aveva cominciato a sognarlo con frequenza. Il collega e amico della donna era un uomo molto razionale, appassionato di numeri e di evidenze scientifiche. Aveva anche molte altre qualità e lei, come in una specie di cliché umano, lo capiva allora come mai prima.

A pochi giorni dalla scomparsa la donna lo aveva sognato vestito di nero, scuro in volto e nei modi, mentre, avvicinandosi alla sua scrivania le intimava: “Vieni di là da me” ripetendo una frase consueta nella routine lavorativa ma che nella sua versione onirica suonava profondamente sinistra. Al punto che lei nel sogno gli rispondeva che no, non se la sentiva di seguirlo di là e rimaneva, turbata, alla propria sedia. Il suo inconscio ferito glielo ripresentava nero e macabro.

Passati i mesi, aveva preso a sognarlo vestito di colori più brillanti, qualche volta tutto in verde, illuminato dal sole. Talvolta pronunciava frasi di poco conto, altre stava a puntualizzare che lei avrebbe dovuto smetterla di sentire la mancanza del suo aiuto, che lui ora si occupava di tutt’altro, che non ne sapeva più nulla delle cose di lavoro, che addirittura faceva fatica a formulare frasi per lei intellegibili perché stava perdendo le sue competenze umane, che doveva farcela da sola. Il suo inconscio – si diceva lei- cominciava ad elaborare il triste accadimento.

La donna -razionale, anche se non in modo estremo- era oltremodo certa che le apparizioni oniriche avessero a che fare con lei, con quell’inatteso sconvolgimento, col dolore da affrontare, non certo con la volontà del collega e amico di manifestarsi da una eventuale dimensione alternativa nel quale si trovava ora. Che poi, pur essendo la donna credente, chissà se era davvero da qualche parte.

Finché un giorno non le arrivò il messaggio di una ragazza che aveva lavorato per qualche tempo con loro, anzi no, si era laureata con loro. La ragazza, oggi anche lei donna, vive da diversi anni in un paese straniero e il collega e amico della donna era per lei un professore, anche vagamente temibile. La donna e la ragazza non si incontrano né parlano da sei o sette anni, se non qualche affettuoso commento reciproco sui social.

La ragazza ora donna le racconta di aver incontrato, in un sogno, il collega morto. A un certo punto del sogno si accorgeva di non essere sé stessa, ma di di essere, invece, la donna. Aveva desiderio di andare a chiedere al collega come stesse, perché lo sapeva morto e invece lo rivedeva lì vivo, e quando finalmente era riuscita ad avvicinarsi, lui le aveva semplicemente detto che era molto occupato (tipico per lui e, quindi, perfettamente credibile), ma che stava bene.

Il collega e amico aveva trovato un modo quasi scientifico di fare capire alla donna che non era solo il suo inconscio a parlare, ma che lui, da qualche parte, sta bene.


[illustrazione di Akira Kusaka)

4 pensieri su “Messaggi

  1. Scrivere aiuta ad elaborare le sofferenze. Ci provo: c’è un uomo, grande estimatore del collega della donna, che quella sedia vuota non ha ancora trovato il coraggio di vederla. Quell’uomo teme il momento in cui questo avverrà perchè teme di provare quella sensazione di casa vuota dopo il trasloco, di primo vento freddo sulla spiaggia dell’estate dei 12 anni. La sensazione di cambiamenti inevitabili che l’uomo teme molto. Forse l’uomo e la donna farebbero bene a parlarne insieme, ma parlarne insieme significa ammettere che il cambiamento sia successo. E forse l’uomo non è ancora pronto per questo.

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