Una domanda semplice ma geniale

Avevo appena scritto un pezzo sulla proposta di provare a farsi profilare dal web sulla base di sentimenti positivi, così da neutralizzare la cosiddetta “bestia”, ossia la strategia comunicativa di un partito attualmente al potere. Lanciavo lì persino un paio di hashtag a tema. Tutti felici, evviva, facciamo del mondo un posto migliore, dicevo là in sintesi. Il problema è che di lì a pochissimo, come una specie di Nemesi o giustizia compensatrice, sono stata letteralmente asfaltata da un’onda feroce di tristezza.

Mi sono data una serie di possibili spiegazioni oggettive: la primavera anzitempo che, oltre che sul clima globale, segna squilibri anche sul mio metabolismo e bioritmi vari. La lettura di un libro che ha scoperchiato parti indigerite del mio passato. La piena realizzazione che Miss T a settembre andrà alla scuola elementare. Qualche timida avvisaglia di malumori forse pre-adolescienziali in Signorina A e Mademoiselle C. Prima l’ictus e poi la morte dell’attore che interpretava Dylan McKay.

Insomma: la realizzazione del tempo che passa.

Fatto sta che ho trascorso giorni in cui mi veniva da piangere di continuo, per lo più di nascosto, qualche volta in compagnia di testimoni abbastanza attoniti. Certo, sono una persona naturalmente incline alla piagnucolosità, però è anche vero che tutto ha un limite.

Poi, durante una salita in montagna, in risposta a Mademoiselle C e Signorina A particolarmente lamentose, il signor Pàpici ha formulato loro questa semplice domanda: “Se aveste a disposizione tre desideri, ne usereste uno per arrivare immediatamente in cima alla montagna?“. La loro risposta è stata no, perché non valeva la pena sprecare un intervento magico per un’impresa alla loro portata. Sagge.

Ho pensato anche io alla mia risposta a questa domanda geniale, che andrebbe davvero applicata a tutte le situazioni che ci generano sentimenti negativi. E no, non userei nessuno dei miei tre desideri per fermare il tempo. Perché il tempo non è mio, non potrei mai imbrigliare la vita delle mie bambine in una perenne infanzia, mentre loro sono lanciate nella corsa festosa della loro crescita.

Faccio un sacco di casini nella mia testa, attribuisco sentimenti alle cose. Come quando ho preso a singhiozzare di fronte a una vecchia felpa blu con personaggi disneyani, la preferita di Mademoiselle C intorno ai cinque-sei anni e ora in uso a Miss T. Ecco, forse se avessi una bacchetta magica, userei uno dei tre desideri per allungare le maniche a quella felpa e fargliela indossare ancora e ancora. Ma sono solo una stupida piagnona.

Alzi la mano chi, a proposito di attribuire sentimenti e intenzioni a chi magari non ne aveva o ne aveva di diversi, non ha ritagliato la faccia di Dylan McKay per appiccicarla ad un coetaneo per innamorarsene in maniera selvatica e acerba. Il povero malcapitato è diventato per noi adolescenti degli anni Novanta quello che gli sceneggiatori di Beverly Hills hanno attribuito a quel personaggio che noi oggi piangiamo. Ce ne freghiamo del cinquantaduenne attore morto prematuramente, al pari di quanto ce ne fregassimo dei reali sentimenti e inclinazioni del coetaneo di allora. A noi ci frega di essere la Brenda di Dylan. Punto.

Tempo fa, durante un prezioso corso di comunicazione tenuto da un’attrice teatrale che la sapeva lunga su moltissime cose, ho imparato che spesso noi ci serviamo di persone altre da noi per affibbiargli dei sentimenti e delle intenzioni. E sbagliamo, oh se sbagliamo. Sbagliamo tantissimo. Perché, nella migliore delle ipotesi di conoscenza di sé, gli unici sentimenti di cui possiamo essere certi sono i nostri. Ma anche loro, per fortuna, cambiano di continuo.

Ora, sarebbe bello che io riuscissi a trovare una conclusione a questo ammasso di considerazioni scomposte. C’è poco di logico che tiene insieme questi pensieri, però alla fine chi se ne importa, io mi sento incredibilmente meglio.

12 pensieri su “Una domanda semplice ma geniale

  1. Non so se c’entra qualcosa con la domanda… (in realtà non so nemmeno se c’e Davvero una domanda) ma in questi giorni mi sento anche io piagnucolosa, e io non lo sono davvero mai…ho la sensazione che tutto mi sfugga dalle mani senza che riesca a fermare tempo, persone e pensieri e sono arrabbiata senza sapere nemmeno con chi e allora finisco per attribuire ad altri la responsabilità delle mie delusioni o delle mie mancanze …..saranno i 45 che incombono e I figli che crescono e i genitori che invecchiano e io che annaspo

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