Elenco non completo delle cose che continuo a non capire.

Elenco non completo delle cose che continuo a non capire: – perché le nostre teste – nonostante si perdano mediamente 80 capelli al giorno, vale a dire circa 30 000 all’anno, nonostante mediamente abbiamo circa 100 000 capelli in testa, e nonostante ciascuno di essi cresca ad un ritmo di circa 1 cm al mese – non sembrino tutte dei cardi in fiore, con capelli ciascuno di diversa lunghezza; – com’è successo che a un certo punto gli sceneggiati sono diventati fiction e i telefilm serie; – cosa vuol dire esattamente “2.0”; – perché uno dovrebbe tenere il TomTom acceso anche quando conosce … Continua a leggere Elenco non completo delle cose che continuo a non capire.

L’amour à tous

“Indovina quanto bene ti voglio”. “Infinibile, mamma”. Le parole sono una delle mie passioni. Un sentimento naturale, una relazione solida e pluriennale. Niente di esclusivo- per carità, non m’illudo- so che milioni, forse miliardi, di persone nutrono un sentimento simile al mio. Altro che amour à trois, qui mi sa che si pratica l’amour à tous. Un’orgia lessicale. Oggi amo moltissimo i neologismi dei bambini e delle mie in particolare. Amo a dismisura quell’ “infinibile” inventato da Signorina A, deliziosa crasi tra infinito e inesauribile. Nel tempo ho amato anche molto altro, ho avuto infatuazioni sporadiche per diverse parole, anche contemporaneamente. Una … Continua a leggere L’amour à tous

Buon Gusto o denaturato?

Da bambina mi capitava, specie prima di abbandonarmi al sonno, di sbrigliare i pensieri nello sconfinato territorio a cavallo tra il conscio e l’inconscio e di lasciare che galoppassero liberamente in un flusso incontrollato. Poi a un certo punto, se non mi addormentavo prima, riprendevo in mano le redini e, dal punto in cui erano approdati i miei pensieri, provavo a tornare indietro fino alla partenza. Come Pollicino alla ricerca dei suoi sassolini, ripercorrevo a ritroso tutti le associazioni dall’ultima alla prima, riavvolgendo pian pianino quel gomitolo di sinapsi. Era divertente. A dire il vero, lo è ancora. L’altra sera … Continua a leggere Buon Gusto o denaturato?

L’amministrazione della tristezza

Io il Medioevo, per come me l’hanno somministrato mentre ero studente, me lo sono sempre immaginato come un tempo crepuscolare. Lunghissimi secoli, in cui la gente si svegliava, usciva, lavorava, mangiava, giocava, faceva, disfaceva, immersa in una specie di eclissi solare perenne. Un tramonto infinito. Ho come il sospetto che tra secoli, quando toccherà a qualche sventurato studentello adolescente imbattersi nell’analisi del nostro tempo, gli capiterà di immaginarci come cucchiaini infissi in un budino al cioccolato, circondati da una realtà marrone e un po’ melmosa, che ci lascia i respiri corti. Con il sole impacchettato in una velina scura, come la mia maglietta lasciata sull’abat-jour … Continua a leggere L’amministrazione della tristezza

Come lo racconterei a mia nonna?

Mia nonna A., quando passeggiava per i viali fasulli del nuovo centro commerciale costruito qui nei paraggi nei primi anni Novanta – il più grande d’Europa, si diceva allora– era solita chiedersi che faccia avrebbe fatto sua nonna E., se mai avesse potuto vedere quello sfacciato sfoggio di modernità. Immaginava con tenerezza la sua incredulità. Ora sono io a pensare a loro, a mia nonna A., che il mondo tecnicamente non lo vede da vent’anni, e a mia nonna G., che è rimasta indietro di quattro, ma ha fatto in tempo già a perdersi molto. Mi viene da immaginare come spiegherei loro … Continua a leggere Come lo racconterei a mia nonna?