Io il Medioevo, per come me l’hanno somministrato mentre ero studente, me lo sono sempre immaginato come un tempo crepuscolare. Lunghissimi secoli, in cui la gente si svegliava, usciva, lavorava, mangiava, giocava, faceva, disfaceva, immersa in una specie di eclissi solare perenne. Un tramonto infinito. Ho come il sospetto che tra secoli, quando toccherà a qualche sventurato studentello adolescente imbattersi nell’analisi del nostro tempo, gli capiterà di immaginarci come cucchiaini infissi in un budino al cioccolato, circondati da una realtà marrone e un po’ melmosa, che ci lascia i respiri corti. Con il sole impacchettato in una velina scura, come la mia maglietta lasciata sull’abat-jour … Continua a leggere L’amministrazione della tristezza